Ristrutturazione in atto del rifugio Plose
Sorge a 2.445 m, poco sotto la cima del Monte Telegrafo (Plose), nel comprensorio sciistico della Plose. È un punto panoramico eccezionale a 360°: dalle Dolomiti alle Alpi Breonie di ponente e di levante, dalle Alpi Sarentine fino ai gruppi dell’Ortles, dell’Adamello e del Brenta. Il rifugio è aperto per tutta la stagione sciistica e, d’estate, dai primi di giugno a fine ottobre. Al termine della ristrutturazione offrirà 52 posti letto in camere da 2, 3 e 4 letti, un’ampia e luminosa sala bar/ristorante e una raccolta stube.
Da maggio 2025 il rifugio è chiuso per ristrutturazione e ampliamento (progetto complessivo di 3,3 milioni di euro). Meteo permettendo, una parte della struttura potrebbe riaprire con l’inizio della stagione invernale 2025/26. Dopo un’attenta selezione pubblica, la sezione ha individuato i nuovi gestori: Fabrizio Marino (’82) e Claudia Fea (’83). Torinesi, genitori di una bimba, architetti di formazione, hanno scelto la montagna come vita e lavoro: dal 2015 al 2024 hanno gestito con successo i rifugi Fontana Mura e Palazzina Sertorio in Val Sangone (Piemonte) e, più di recente, il campeggio “Marmolada” a Malga Ciapela (BL). Fabrizio è cuoco professionista, tecnico di impianti elettrici/fotovoltaici, alpinista, rilevatore AINEVA e pilota di mezzi speciali in ambienti impervi; Claudia è front office e gestione prenotazioni con lunga esperienza d’alta quota. Il contratto con il CAI prevede 6 anni + possibile rinnovo per altri 6: una scelta di continuità per costruire un rapporto duraturo tra rifugio, sezione e comunità.
«Abbiamo ricevuto una decina di candidature – spiega il presidente Alessandro Fuschini – e abbiamo valutato non solo l’offerta economica, ma logistica, capacità organizzativa e gestione di una struttura in alta quota, rinnovata e frutto dei sacrifici della sezione. Siamo convinti di aver fatto centro.»
Ospitalità e responsabilità
I gestori, ieri come oggi, sono volto e presidio della montagna: accoglienza, consigli, attenzione all’ambiente e alla rete sentieristica. A loro – a tutti coloro che si sono alternati nel tempo – va il grazie della sezione.
Gestore:
FABRIZIO MARINO
0039 0472 521333
info@plosehuette.com
www.plosehuette.com
Accessi principali
Da Val Croce (2.012 m) – Sentieri n. 3 e 7; raggiungibile anche in auto o in cabinovia da Sant’Andrea. Tempo: h 1.15.
Da Bressanone (560 m) –
Sent. n. 3 via Val Casera; h 5–5.30
Sent. n. 4–4B passando per Sant’Andrea (fino a qui anche in auto); h 5–5.30
Sent. n. 5 fino a Colle Libero, poi sent. n. 3; h 4.30–5
Sent. n. 6 via Sant’Andrea e San Leonardo; h 5–5.30
Sent. n. 7 via Cleran, Eores e Val Croce (Kasertal); h 4–4.30
Da Luson (981 m) – Collegamenti sui tracciati sopra indicati.
Traversate
Al Rifugio Genova per sent. n. 4 (Alta Via n. 2): h 4.00.
Alta Via n. 2
Grande itinerario alpino che collega Bressanone a Feltre lungo i crinali dalla Valle Isarco al Piave. Attraversa le province di Bolzano, Trento e Belluno e otto gruppi dolomitici: dal Sella alla Marmolada, dal gruppo delle Pale di San Martino alle Alpi Feltrine. Richiede in media un paio di settimane, buon allenamento, orientamento e basi di tecnica alpinistica. È nota come “Via delle Leggende”, tra miti e racconti delle popolazioni locali: dalle Odle, regno delle saghe ladine, alle alte conche glaciali delle Vette Feltrine.
La storia
La Plose culmina a Cima Telegrafo (2.486 m) e Forca Grande (2.575 m), tra le valli di Eores e Luson. È geograficamente dolomitica ma, geologicamente, prevalentemente di filladi quarzifere. Boschi curati di abete rosso, pino silvestre e mugo, larice, cembro, ricca flora e fauna alpina, pascoli e masi storici disegnano un ambiente prezioso. La rete di sentieri offre passeggiate panoramiche e itinerari di più giorni: Alta Via di Bressanone, Alta Via dei Cirmoli, Alta Via n. 2 (Bressanone–Feltre, “delle leggende”), Alta Via n. 8 (Bressanone–Salorno), oltre a percorsi storici come la Karlspromenade. ll Rifugio Plose – Città di Bressanone (Plosehütte) sorge a quota 2.446 m, a pochi metri dalla sommità della Plose. Da qui lo sguardo corre dalle Dolomiti alle Alpi Venoste e Breonie, fino all’Ortles, all’Adamello e alle Dolomiti di Brenta. Poco sopra, a 2.486 m, un cerchio di orientamento aiuta a riconoscere le principali cime.
Le origini (1875–1907)
Nella seconda metà dell’Ottocento la sezione di Bressanone del Deutscher und Österreichischer Alpenverein (DÖAV) valorizza l’area con nuovi sentieri e decide di costruire un rifugio in vetta. Dopo un acceso dibattito sul tracciato, l’assemblea del 24 maggio 1884 approva progetto e acquisto del terreno (consorzio di 60 contadini), con un contributo della sede centrale di Monaco. I lavori iniziano nel maggio 1887 con l’aiuto dei soci volontari; il 7 novembre 1887 l’inaugurazione avviene in grande festa, con delegazioni da Innsbruck, Salisburgo e Lipsia. Primo gestore: Franz Hofer di San Leonardo.
Il primo edificio è semplice, in muratura, 20 posti, cucina e stube (costo totale 12.976 corone). Dopo anni difficili, la nascita nel 1898 della Schlüterhütte (oggi Rifugio Genova) rilancia i flussi verso la Plose. Nel 1905 si decide l’ampliamento; il 21 luglio 1907 si inaugura la nuova struttura con servizi moderni e capacità raddoppiata.
Dal primo dopoguerra al CAI Bressanone
La guerra ferma tutto; nel dopoguerra le sezioni altoatesine del DÖAV si rendono indipendenti. Con lo scioglimento dell’Alpenverein in epoca fascista (1923) i beni passano alle nuove sezioni del Club Alpino Italiano: dal 1924 il rifugio è proprietà del CAI Bressanone e prende il nome di “Città di Bressanone alla Plose”. Tra i gestori storici ricordiamo Beniamino e poi Carlo Vallazza (1929–1945). Dal 1943 al 1945 la struttura è requisita dalle truppe tedesche.
Il grande salto del 1964 e la vita di sezione
Con lungimiranza la sezione realizza il secondo grande ampliamento (progetto geom. Vittorio De Paola): nuova sala, camere per 55 posti letto, servizi moderni e impianti di riscaldamento centralizzato. L’inaugurazione avviene in parallelo ai rinnovati impianti della stazione sciistica Plose. Da allora il rifugio diventa casa delle attività sociali: corsi, incontri, raduni e la storica Sagra della Plose (nata nel 1931). La precedente gara notturna di scialpinismo non è più in programma.
Ristrutturazioni recenti
Negli ultimi decenni il rifugio è stato messo in sicurezza e rinnovato: tetto, cappotto termico, scala interna e servizi, cucina in acciaio, impianti termici ed elettrici, parafulmine, allaccio fognario; poi bar, sala pranzo, camere, arredi e terrazza. Interventi impegnativi che oggi consegnano una struttura accogliente e funzionale.
(da “Montagne senza confini”, 1994, Fausto Ruggera )
